Urbino e il Rinascimento matematico

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Nella seconda metà del Quattrocento a Urbino si intrecciano una serie di elementi che creano delle condizioni uniche in Europa. E’ il momento in cui la matematica, la geometria e l’architettura entrano con prepotenza nell’arte. I dipinti si illuminano con le luci e le forme della Prospettiva. Questo spirito innovativo non si ferma a livello di pura speculazione intellettuale, ma irrompe nel concreto delle città. I palazzi, le piazze, l’organizzazione urbanistica risentono dei nuovi dettami delle scienze esatte, divenendo emblema di un nuovo modo di esercitare il potere e garantire il buon governo. Il dipinto della Città Ideale è l’opera­ simbolo, l’icona di questo nuovo approccio culturale.

Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, incarna il perfetto esempio del Signore che abbraccia e applica le teorie del “rinascimento matematico”. Il suo «palazzo a forma di città», riconoscibile per la fiabesca facciata con i due «torricini», è la trasposizione in concreto di tutti gli ideali di armonia e ricerca del sublime che la nuova cultura dell’epoca propone.

Federico da Montefeltro aveva raccolto a palazzo un gruppo di dotti che avevano forti interessi per la matematica: l’astrologo Paolo da Middelburg, Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Luca Pacioli e Francesco di Giorgio. La biblioteca di Federico era ricchissima di testi platonici , ermetici, di geometria e matematica. Fra gli autori
spiccavano Euclide, Archimede e il matematico, astronomo e astrologo Regiomontano.

Le porte in legno intarsiato dell’appartamento di Federico, nel Palazzo Ducale, ancora oggi ci fanno capire quanto fosse alta la considerazione per la simbologia. Lo studiolo del Duca è una meraviglia di tarsie densissime di immagini, simboli, prospettive, giochi intellettuali ed esaltazione della matematica. Questo spazio raccolto era un logo che Federico «abitava», dove si isolava a leggere. Nascosti fra centinaia di figure mirabili, ancora oggi si aprono dei cassetti segreti, si estrae un sedile, si stende un tavolo e si apre una porta ben mimetizzata che conduce a uno dei balconi compresi fra i «torricini».

Questo desiderio di conoscenza è stato il terreno fertile su cui a Urbino è cresciuta la tradizione scientifica che fino al tardo Rinascimento, fino alla prima metà del Seicento, ha prodotto personaggi come Federico Commandino, Guidubaldo Dal Monte, Bernardino Baldi, Muzio Oddi, nonché l’officina di strumenti scientifici di cui si serviva anche Galileo Galilei. Tutto questo fervore culturale, questa creatività generata a Urbino, si è diramata in Europa come spinta da una grande forza centrifuga, e nello stesso tempo Urbino è stata per lungo tempo una sorta di «magnete culturale», che ha attratto gli intellettuali europei.